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UN CARO SALUTO A FOTI

E ’ arrivato il momento dei saluti. Sai quelli che dici: non li farò mai? E’ inutile che pensi alle parole adatte tanto non serviranno? Eccomi qui dunque a trovare un modo per mettere in ordine i pensieri.

Due anni di pensieri, di battute, di esperienze vissute insieme, di partite, di urla, di scontri a volte, di sorrisi ed emozioni. Ogni volta è così, maledetto il giorno che ho scelto di fare questo mestiere. Perché ogni volta sto male quando devo dire addio a qualcuno. Che poi...addio….mica è un addio, ma non sarà più la stessa cosa. Ma chi cavolo stresserò la domenica per avere la formazione? “Scrivi Giulia: Zoff, Gentile, Cabrini…” E chi stresserò per andare davanti alle telecamere? Perché sei il mister, devi mettere la faccia a volte... E invece a me piacciono quelle persone che non amano stare davanti ai riflettori. Perché la loro vita e i loro pensieri rimangano privati, sinceri e non manipolabili da persone che sfruttano parole pronunciate in un contesto preciso per distorcere la realtà. Ecco, quando sono arrivata a Stresa, l’anno scorso, tutti mi dicevano: vedrai che con Foti sarà difficile lavorare. Invece mi sono bastati due incontri e già avevo capito che avrei adorato quell’uomo sulla panchina dello Stresa. Già nella trasferta per l’amichevole con il Varese… poche battute,mi sono piaciuti i modi schietti, le frasi taglienti, il sorriso dopo averne detta una delle tue. Eh caro mister, già a Loro Piceno ero completamente felice di poter lavorare con te. Mi ricordo ancora di aver contrattato la tua presenza davanti alla stampa allora…. Su quel pullman con quel caldo...che ridere! Mi sembrano così lontani quei giorni, mi sembra di essere protagonista di un brutto sogno, ma non riesco a svegliarmi.
Anche questo è il calcio, lo so, dovrei essere abituata a queste dinamiche eppure….non mi ci abituo mai. Dovrei riuscire a trovare una squadra a cui non affezionarmi, ma come si fa?
Mica si può fare il mio lavoro se non si sente qualche cosa dentro che ti fa trovare l’ispirazione ogni settimana, ogni domenica, ogni maledetta domenica! Quel campo, quei ragazzi che rincorrono un pallone, quel guerriero in panchina che diventa il loro generale sul campo e il loro padre là fuori. Perché a chiunque io chieda qualche pensiero su di te, quel giocatore qualunque mi dirà: è un grande, è una persona vera.
E quel calcio giocato sempre con il piglio dei campioni contro qualsiasi avversario, su ogni campo...tanto che quella volta, a Briga quando ti ho sentito urlare: “lancia lungoooooo” credevo di sognare! Solo nei giorni scorsi ho potuto vedere il modo con cui hai affrontato il Novara….ecco ora capisco anche i complimenti di Tesser!
Lo Stresa perde un grande tecnico, ma soprattutto un grande uomo, una persona corretta, una persona che ha sempre messo i valori umani al di sopra di quelli calcistici. Forse in alcuni contesti può aver rappresentato, per alcuni, un lato debole, ma è ciò che ha consentito al gruppo di sopravvivere ai vari terremoti che, soprattutto quest’anno, potevano destabilizzarlo. Perchè giocare per vincere è ancora più difficile.
Hai fatto da muro, da collante, da scudo eppure questo non basta, ci vuole autoconsapevolezza in ognuno.
Hai lottato nove anni in questa società, per questi colori che indossi ormai come seconda pelle, io sono arrivata solo ai titoli di coda, ma so che c’è chi, meglio di me, potrà raccontare ai posteri la tua epopea. Perchè anche se le strade si dividono, nessuno può cancellare con un colpo di spugna nove anni e tu rimani nei cuori anche di chi ora sceglie di salutarti. Io mi accontento di poter raccontare un finale amaro ora, ma vissuto intensamente, sempre sul filo di lana e che, in zona Cesarini, poteva anche essere riscritto. Ma il destino a volte è beffardo e forse ci voleva ANTONELLO FOTI in campo ancora a trascinare i suoi compagni verso la vittoria.
Ma sia chiaro: questa non è una sconfitta. Hai messo in scena una stagione da quasi miracolo. Hai ridato speranza a uomini che sembravano abbandonati ai cattivi presagi. Hai trovato la formula della quadratura del cerchio e fino alla fine i tuoi prodi ti hanno seguito. Che dire… arrivati a questo punto, mentre scorrono i titoli di coda, spero che qualcuno possa investire nella scrittura di un sequel di successo. Perché la storia di Foti non può mica finire qui. Stresa è stato il primo capitolo, ora ti attendono le parti più intense di un romanzo che, sono certa, diventerà un best seller.

E ora la parola a qualcuno dei giocatori che Foti ha allenato e fatto crescere, dentro e fuori dal campo.

 

 

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