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GIORGIO ROTOLO: LE ULTIME DAL CAMPO

E’ passata una sola settimana da quando il nostro allenatore, Giorgio Rotolo, si è dovuto sottoporre ad un complicato intervento chirurgico per l’asportazione e ricostruzione della mandibola, a causa di un male bastardo, scoperto per caso.

Una settimana che sembra un’eternità. Perché abituati a sentirci un giorno si e l’altro anche, l’improvviso silenzio ci ha messi di fronte alla realtà. E’ tutto vero. Nel mentre, ci avevamo provato a capire se ci potevano essere le condizioni per ricominciare in sicurezza. Ma già, la scelta indirizzata verso il no, è diventata definitiva quando abbiamo scoperto che il nostro allenatore non sarebbe stato con noi. Nessun dubbio, qualche perplessità sul futuro, nell’immediato, dei nostri ragazzi, che avrebbero subito la nostra scelta. Un gruppo come quello costruito quest’anno, non è cosa da tutti i giorni. E la gran parte del lavoro, quello empatico, quello di costruzione di uno spirito comune, di una sola visione di gruppo è il risultato del lavoro del nostro allenatore coordinato con i suoi più stretti collaboratori sportivi.

E questo è ciò che, molto probabilmente, ha fatto si che la notizia che Giorgio avesse un problema, scatenasse quel passaparola tra addetti ai lavori che poi si è tramutato messaggi, auguri, semplici incoraggiamenti e sorrisi sparsi nei vari canali della rete. Quella rete che ora, più che mai, nel pieno di una pandemia globale che ci separa e ci lascia lontani anche dagli affetti più cari, ci consente invece di avere un contatto, di poter scambiare qualche parola, di poterci  vedere a distanza di sicurezza.E così, dopo una sola settimana, ecco che parte quella videochiamata che ci riempie il cuore di emozione: Giorgio è tornato tra noi.

Come stai Mister?Bene, ma stanco. Le cose più semplici per me, ora, sono come montagne”.

A proposito di montagne, Mister, oggi ho fatto 18 chilometri, se continuo così l’anno prossimo 10 minuti me li fai fare. Hai dalla tua tantissime cose, ma ti ricordo che mi hanno operato alla mandibola, non al cervello”.

Dai, ci ho provato, questo mi fa capire che ti sei ripreso! Tra alti e bassi. Ho pazienza, ma cazzo, quanto è dura. La testa non puoi abbassarla mai”.

Inevitabilmente il discorso passa dal letto di ospedale, dove Giorgio dovrà stare ancora per un po’, al campo da calcio. Oggi mi guardo una partita alla televisione – ci sono i turni infrasettimanali – ma non vedo l’ora di ricominciare a lavorare sul campo”.

Un campo che abbiamo abbandonato presto e che verrà solcato da altre squadre che hanno avuto il coraggio di ripartire. “Sono veramente molto curioso di vedere cosa ci dirà questo nuovo campionato, se sarà avvincente come molti si aspettano o se sarà una cavalcata trionfale per pochi intimi, quelle tre o quattro squadre che davvero ambiscono al salto di categoria. Io farò lo spettatore e intanto mi curo. E a questo proposito, consentimi, devo assolutamente fare dei dovuti ringraziamenti. Innanzitutto al professor Garzaro che, calcisticamente parlando, posso assimilare al Cigno di Utrecht, quel Marco Van Basten che con i suoi tocchi sopraffini portava alla vittoria e poi al dott. Andrea Pezzana, che i ricorda l’inesauribile Roberto Donadoni, tanto cuore e sostanza in regia. Tra l’altro omegnese doc, convinto ed orgoglioso. Ecco io sono nelle mani di questi due fuoriclasse ed è grazie a loro, alla mia famiglia e alla famiglia Blues che ora, seppur magari ancora per un po’, da un letto di ospedale, seguirò le vicissitudini delle nostre avversarie con curiosità e attenzione ai dettagli. Perché tra qualche mese, tornerò sui campi e con la voglia che ho di ritornare ad allenare, sono certo che tutto questo sarà solo un flebile ricordo”.

 

 

 

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